“…Elena!”

In quest’opera viene reinterpretato il mito di Elena, la celeberrima e affascinante regina di Sparta che tradì lo sposo Menelao con il principe troiano Paride dando così origine alla decennale guerra di Troia cantata da Omero.

Donna bellissima, Elena viene connotata in maniera diversa da ciascun autore. Omero narra che “subì” la guerra di Troia. Eschilo ne fa una meretrice che, scappata con Paride a Troia, ne causa la guerra. Euripide la libera da ogni responsabilità con l’affermare che a Troia andò solo un’immagine della stessa in compagnia di Paride e che Ermes, poi, per ordine di Era, la rapì a Paride e la affidò in custodia a Proteo, re dell’Egitto. Diversa è invece la versione portata in scena dal “Piccolo Teatro di Monfalcone”.

Lo spettacolo, preparato in occasione dei festeggiamenti del centenario dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico di Siracusa, ci presenta un’Elena inedita che nasce dai testi di Gorgia, Omero, Eschilo, Euripide, e Platone per l’occasione fusi dal regista. Infatti l’opera si sviluppa attorno all’ “Elogio di Elena” di Gorgia (483-375 a. C) filosofo sofista da Lentini, che di professione è politico e avvocato. Questi si pone l’obiettivo di scagionare l’argiva  Elena dall’accusa di aver cagionato la guerra di Troia.

Il filosofo è particolarmente apprezzato, nel corso dei secoli, per la bravura con cui riesce a destreggiarsi con i suoi discorsi e, nel nostro caso, tentando di scagionare la regina di Sparta, si sofferma sul potere particolare della parola, Logos che “…è un gigante piccolissimo, un sovrano che compiere sa cose divine, come annullare i timori ed ispirare gioia o lacrimevole pietà”. Utilizzando il logos Gorgia potrà ristabilire la verità ed eliminare l’ignoranza, invitando a riconsiderare i limiti e le possibilità della ragione. La retorica infatti, l’arte oratoria che il nostro filosofo insegna, è l’arte della parola, del parlare in modo da persuadere l’uditorio.

La difesa si basa su quattro punti fondamentali: Elena ha fatto quello che ha fatto o per volere degli dei, o perché rapita con la forza, o perché persuasa dalle parole, o perché innamorata. Gorgia con una serie di implicazioni logiche riesce a dimostrare che in ogni caso Elena è innocente.

Durante l’arringa, però assistiamo ai ripetuti tentativi di Socrate di sconfessare l’autore dell’Elogio: inizialmente riportando le proprie parole tratte dal “Gorgia” di Platone e successivamente chiamando in causa prima Ettore (libro VI dell’Iliade): la  cui nobiltà di principe, l’eroismo di guerriero, l’affetto di sposo e la tenerezza di padre rendono grandiosa la figura di quest’eroe che è il simbolo delle più belle virtù familiari e civili:“…diletta mia, ti prego: oltre misura non attristarti a mia cagion. Nessuno, se il mio punto fatal non giunse ancora, spingerammi a Pluton: ma nullo al mondo, sia vil, sia forte, si sottragge al fato.”; e dopo con Ulisse (libro XXIII dell’Odissea): che rimane perplesso per l’estrema diffidenza di Penelope e l’ostinata cautela prima di convincersi che Ulisse sia veramente lui; e Penelope stessa spiega al consorte il suo stato d’animo: “…sempre nel caro petto il cuor tremavami non venisse a ingannarmi altri con fole: ché astuzie ree covansi a molti in seno”.

si conclude in un imprevisto finale!                   

 

Nicola Di Benedetto

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